RiFestival e Festival dell’antropologia 2020 sono annullati

Con profondo rammarico, vi comunichiamo che la IV edizione di RiFestival e Festival dell’antropologia a tema “Resistenze. Un altro mondo è possibile!”, prevista per le date 16, 17, 18 e 19 aprile 2020, è annullata.

Non riusciamo neanche a spiegare la rabbia, la frustrazione, il dolore e la delusione che in questo momento stiamo provando. Abbiamo lavorato per dieci mesi ad un evento che avrebbe raccolto in tutto quasi duecento ospiti, circa centotrenta appuntamenti, decine di mostre, concerti, workshop. Abbiamo avviato e confermato numerose collaborazioni con realtà associative completamente diverse fra loro, tutte unite nella volontà di rimettere la cultura, la partecipazione, la discussione al centro del dibattito pubblico.
Stavamo per concretizzare un evento culturale che sarebbe stata l’ennesima dimostrazione che per mettere insieme un programma accademico e politico di rilievo internazionale, richiamo per migliaia di persone a confrontarsi e discutere, non bisogna gestire bilanci milionari, non serve dipendere dalle fondazioni bancarie, non è necessario garantire gettoni di presenza da migliaia di euro.

Siamo amareggiati e amareggiate, ma crediamo che ci sia bisogno di un’assunzione di responsabilità anche da parte nostra: ad aprile avremmo riunito verosimilmente migliaia di persone nella zona universitaria di Bologna e questo, anche nella migliore delle ipotesi riguardo l’andamento della situazione di crisi, non possiamo permetterlo – e non possiamo permettercelo. A inizio marzo abbiamo pubblicato il programma nella speranza che la situazione non precipitasse come in realtà è successo. Organizzare un evento culturale significa anche essere nella condizione di garantire ai partecipanti e ai protagonisti quella sicurezza che permette a tutte e tutti quanti di poter partecipare con la serenità che deve essere propria di chi decide di assistere ad un’iniziativa culturale. Noi, in queste condizioni, non siamo in grado di garantire quella sicurezza imprescindibile.

Abbiamo preso questa difficile decisione insieme, come prendiamo tutte le decisioni importanti, dopo aver parlato e discusso per ore ed ore. Abbiamo vagliato ogni possibile alternativa, tra cui, naturalmente, quella di rimandare il nostro Festival ad un momento più sereno, a quando torneremo alle nostre piccole quotidianità. Ma non organizziamo eventi culturali di lavoro e per noi, che siamo squattrinati studenti universitari con qualche sogno nella testa di troppo, un cambiamento del genere sarebbe stato veramente difficile da sostenere.

Non siamo da soli in queste condizioni: decine di festival, saloni, fiere e appuntamenti culturali in giro per l’Italia stanno rimandando o annullando i propri eventi e questo, cercando di rimanere fuori da ogni tipo di retorica spicciola, è un disastro nel disastro. Perché oltre alle persone che non verranno pagate – perché ehi, già in Italia «di cultura non si mangia», figuriamoci se si può campare di cultura durante un’epidemia – e al danno economico che l’annullamento di eventi di questo tipo comporta, c’è un mondo culturale che ogni anno, con le sue iniziative, i suoi festival, i suoi concerti, i suoi saloni e le sue rassegne, prova dare respiro ad una realtà, quella italiana, che ha un estremo bisogno di nuovi modi di fare cultura e socialità. Un mondo che sarà costretto a fermarsi, in alcuni casi per qualche mese, in altri per sempre.

Ma non abbiamo scelto il tema della IV edizione – Resistenze – casualmente.
Crediamo che, soprattutto in questo momento di difficoltà, per il paese e per tutti noi, sia fondamentale esserci, provare a rispondere a quella richiesta di socialità, cultura e dibattito che è emersa nelle nostre comunità. Proveremo ad esserci nelle modalità e con le capacità che in questo momento possiamo permetterci di mettere in campo. Per poterlo fare al meglio, siamo in contatto con diversi ospiti e con molte realtà con cui avevamo già iniziato una collaborazione. Per tutte le informazioni riguardo alle attività e iniziative che proveremo ad avviare continuate a seguire la pagina Facebook del Festival dell’antropologia!

Noi ci proveremo e ci saremo. Perché resistere, per noi, vuol dire anche questo: provare ad esserci nonostante tutto. Non per fare testimonianza, ma per provare a comunicare, anzi gridare, che un altro mondo è possibile. Fuori da ogni retorica, con tutta la nostra forza, la nostra rabbia e il nostro amore.

Amiche, amici, un altro mondo è possibile. Continuiamo a crederci.
Il nostro arrivederci ve lo diamo con una poesia che ci guida sempre, in tutto quello che facciamo e pensiamo.
È una poesia di Tom Benetollo e recita così:

In questa notte scura,
qualcuno di noi, nel suo piccolo,
è come quei “lampadieri” che,
camminando innanzi,
tengono la pertica rivolta all’indietro,
appoggiata sulla spalla,
con il lume in cima.
Così,
il “lampadiere” vede poco davanti a sé,
ma consente ai viaggiatori di camminare più sicuri.
Qualcuno ci prova.
Non per eroismo o narcisismo,
ma per sentirsi dalla parte buona della vita.
Per quello che si è.
Credi.

Siate responsabili e restate a casa se potete.
Vedrete che passerà.

Le ragazze e i ragazzi di RiFestival e del Festival dell’Antropologia.